Seconda e ultima notte all’hotel “The Shining” nei pressi di Vipiteno
Redarguita aspramente dalla terribile kapò del wellness per avere attinto al samovar senza prima inserire la bustina del krautertee nella tazza, ammorbata dal commento musicale che variava da un ritmo uh-jeje pseudo-brasileiro alla colonna sonora di “Suspiria”, stufa dei suffumigi delle numerose saune che non nascondevano nessun cadavere, bensì un individuo in mutande - che nella puntata pilota di questa serie tv entrava di colpo nell’area piscina dove il violento idromassaggio aveva staccato brandelli del mio corpo, l’acqua si colorava di rosso, ed eccitato dalla vista del sangue si trasformava in un vampiro e si avventava contro il mio collo, puntata bocciata dai vertici della produzione perché inadatta alla prima serata - ho ingaggiato un’avvicente partita a strip pocker con le gemelline e il ragazzino, che per l’occasione mi ha presentato il suo dito, Indice, un versatile conversatore in svariate lingue tutte morte e gelosamente conservate in formalina. Risulta che Indice nella vita precedente ha viaggiato moltissimo, e semireincarnatosi nel dito del ragazzino, lo ha quasi persuaso a reggere la biro mentre scrive la sua autobiografia, naturalmente in aramaico. In quel mentre ci ha chiamato Wes Craven, che subodorando il blockbuster ha chiesto i diritti dell’autobiografia. Indice mi ha perciò pregato di fornirgli assistenza legale nella trattativa, ed essendo lui un vecchio gentiluomo di campagna non ho avuto cuore di rifiutare. Pare quindi che io sia riuscita a trovare un modo ingegnoso per svincolarmi dal giogo dell’educazione secondaria di primo grado, la quale tuttavia non disdegno al punto da rifiutare l’ottimo in pagella alle gemelline e al ragazzino, per la preziosa compagnia degli ultimi due giorni. I ragazzi ringraziano, sia per il voto sia per il fatto che finalmente me ne vado, in quanto pare che lo scricchiolìo delle mie ciabatte da piscina procurasse loro non poca inquietudine, anche se sono stati così cortesi da non farmelo pesare.
Ora devo andare perché una misteriosa telefonata mi avverte che i canederli sono in tavola, e per quanto sublime, non posso portare in sala da pranzo la mia strana compagnia, e d’altronde nessuno resiste al Richiamo del Canederlo, a cui Jack London ha dedicato la sua migliore prova narrativa vergognosamente scartata dagli editori, che non sono lungimiranti come Wes Craven.
A proposito, chi desidera essere inserito nei credits parli ora o mai più, visto che potrei seguire le orme di Wendy e iniziare una carriera come infermiera presso il pronto soccorso di Vipiteno, dove confluiscono le vittime dei miei simpatici amici. Potrei dedicarmi d’ora in poi come lei a spiegare agli infortunati avventori che è stato tutto un brutto sogno, e così permettere ai ragazzi di continuare indisturbati a terrorizzare gli ospiti del prestigioso hotel. Io comunque oramai godo di uno sconto permanente grazie alla preziosa intercessione di Indice, che mi ha raccomandata presso la Direzione.

